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Telefonini, bullismo e altre amenità PDF Stampa E-mail
Scritto da alessandro   
Lunedì 09 Aprile 2007 14:00
Giovani e cellulari
Il bullismo ha recentemente guadagnato in più Giovani e cellulari
Il bullismo ha recentemente guadagnato in più occasioni gli onori della cronaca, portando la scuola sulle prime pagine dei giornali come purtroppo solo molto raramente accade nel nostro paese. Sono infatti alcuni mesi che, grazie soprattutto al diffondersi di risorse per la condivisione di video amatoriali on-line (come ad esempio youtube), assistiamo ad un fiorire di contenuti d’ogni tipo, prodotti da utenti di ogni età. Abbiamo quindi scoperto che, con i telefonini multimediali in grado di scattare fotografie e registrare filmati, i giovani amano immortalare soprattutto situazioni “forti”, spesso fonte di preoccupazione per gli adulti che si trovino a consultarli. Sappiamo ormai di numerosi episodi di bullismo e violenza, di comportamenti terribili e irrispettosi agiti nei confronti di studenti diversamente abili, persino di prodezze a “luci rosse” di giovani insegnanti occupate a gestire i flussi ormonali di adolescenti molto precoci, e così via. Ora, a qualche mese di distanza, assistiamo ad una crescente attenzione dell’opinione pubblica e dell’amministrazione scolastica che, in vari modi e con approcci diversi, stanno tentando di affrontare la questione cercando di offrire risposte a genitori ed insegnanti sempre più preoccupati dal diffondersi di comportamenti a rischio di devianza e sintomatici di un forte disagio. Siamo giunti quindi alla recente proibizione “con riserva”, al tentativo di centralizzare la soluzione quando, il problema, non può essere semplicemente contenuto da una norma, per quanto attenta e lungimirante possa essere. Il telefono cellulare ha ormai una presenza più che pervasiva, si parla di oltre 60 milioni di schede SIM diffuse in Italia, e il suo utilizzo da parte di generazioni differenti implica considerazioni, attenzioni, ed eventualmente normative, differenti. Per i minorenni, ad esempio, dovrebbe essere attentamente considerato non solo il problema socio-relazionale e le conseguenze a livello di comportamenti più o meno sanzionabili, ma anche il fatto che l’uso del cellulare dovrebbe implicare delle precauzioni legate alle emissioni di radiazioni in grado di elevare la temperatura del cervello e perciò potenzialmente rischiose. In molte nazioni europee tali precauzioni sono ampiamente discusse e diffuse, senza che i fatti di cronaca abbiano a monopolizzare l’attenzione distraendo l’opinione pubblica per tramite di un gesto isolato e limitando il dibattito riguardo a questioni che incidono invece su tutti i giovani e non soltanto su vittime e carnefici dell’ultimo minuto. Attenzione, però, non vorrei che tale considerazione sembrasse una sorta di ridimensionamento dei problemi recentemente emersi in alcune scuole, tutt’altro, penso però che il gesto di un gruppo di adolescenti decisamente “disturbati” per non dire di peggio, non dovrebbe catalizzare su di sé tutta l’attenzione mediatica, rischiando di appiattire il dibattito sulla solita dialettica polarizzata giusto-sbagliato. Il cellulare esiste, eccome, e solo per questo motivo dovremmo perlomeno discutere della sua eventuale carica negativa (a vari livelli e rispetto a contesti differenti) rispetto alle giovani generazioni, ma non sarà certo la preoccupazione strillata dalle pagine di cronaca, o un tentativo di proibirne l’utilizzo in classe a risolvere la questione. Perciò: come controllare lo spegnimento dei cellulari?come limitare l’ovvia conseguenza di aumentare l’interesse per il “rischio” e “l’autodeterminazione coraggiosa” di tutti quei giovani che dalla proibizione non otterranno che nuovi stimoli?come affrontare, in buona sostanza, la situazione? Passando dalle domande sin troppo semplici e quasi banali, a quelle decisamente più impegnative, non possiamo che riconoscere l’emergere di un nuovo problema per il mondo dei giovani, un ambito di cui ci troveremo altre volte a discutere, meglio se non soltanto sulla scia delle cronaca voyeuristica che tanto piace ai nostri giornalisti. Cellulari, videogiochi, lettori MP3 e tutto quanto la tecnologia contemporanea ci offre, rappresentano al tempo stesso opportunità e rischi, sono spesso un problema ma anche una possibile soluzione, offrono, insieme a nuovi rischi e possibilità decisamente preoccupanti, spunti preziosi per discutere “con i giovani”, e non “dei giovani”, per chieder loro come vivono, anche attraverso quei piccoli schermi, la loro gioventù, per non etichettarli e dimenticarsene come per ogni “nuova generazione”, ma per affrontare insieme a loro nuovi percorsi interpretativi che mettano appunto i giovani stessi al centro, come soggetti critici operanti in prima persona, e non ne facciano semplicemente, come troppo spesso è accaduto, dei semplici destinatari di norme, emergenze politiche, dibattiti, in cui non sono mai chiamati a dire la loro. In alcune scuole telefoni cellulari e computer palmari vengono usati da anni con successo in diversi esperimenti didattici anche piuttosto ambiziosi, in Inghilterra ed Irlanda studenti elementari raccolgono vecchi apparati elettronici (tra cui ovviamente a farla da padrone sono proprio i telefonini) per collezionare fondi di beneficienza o per acquistare nuovi prodotti per la propria scuola, in Germania sono attivi corsi di educazione ai rischi per la salute derivanti dall'utilizzo dei telefonini. In pratica abbiamo ancora molta strada da fare, molto da discutere e su cui riflettere, e non possiamo limitarci a scegliere uno schieramento o una posizione senza aver affrontato da più punti di vista il problema, perchè la società digitale, aperta, globale, ci obbliga ad un livello di riflessione superiore. Non ci sono risposte giuste, perlomeno non in assoluto, l’importante sarebbe riuscire a porre, e porsi, domande intelligenti, aperte, e che facciano dei diretti interessati, i soggetti centrali del discorso e non i destinatari dell’ultima “soluzione” politica. Detto questo ritengo in ogni modo necessario sottolineare che, per il sottoscritto, la scelta di spegnere il cellulare in classe rappresenta ovviamente un atto di rispetto dovuto, sia per gli insegnanti, sia per gli studenti.
Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Aprile 2007 16:41
 

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