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Alunna dislessica il Tar boccia il liceo di Draghi PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra   
Domenica 17 Giugno 2012 16:46

ROMA. Respinta. Anzi, no. C’è voluto l’intervento dei giudici del Tar del Lazio per far promuovere S. S., giovane alunna con disturbi da dislessia dello storico istituto privato Massimiliano Massimo. La ragazza, alla fine dell’anno didattico 2010/2011, non era stata ammessa al secondo anno del liceo classico. Una decisione del consiglio dei docenti, spiegano i magistrati ammini-strativi nella sentenza che ha annullato la bocciatura, arrivata senza una «congrua ed esplicita motivazione».

Addirittura, come denunciano i familiari nel ricorso, la ragazza era stata invitata a cambiare scuola. Con un giudizio finale di non promozione che «ometteva di far menzione e di valutare la particolare situazione dell’alunna».
È una bocciatura arrivata contro ogni normativa in materia scolastica quella disposta dal prestigioso istituto gesuita dell’Eur, dove, tra gli altri, si sono diplomati lo scrittore Ignazio Silone, lo storico del teatro italiano Silvio D’Amico, e, per arrivare ai giorni nostri, l’attuale presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, l’ex presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, il sottosegretario di Stato ed ex capo della polizia Gianni
De Gennaro e il leader di Api Francesco Rutelli. Una serie di leggi e decreti che, se seguiti alla lettera, prevedono che la scuola debba impegnarsi, qualora si ravvisino problemi di ordine psico-fisico in un alunno, ad aiutarlo “per fargli recuperare il pieno equilibrio e una salute bio-psichica”. Finalità ignorate dagli insegnanti di S.. «Non si è favorito il successo scolastico della ragazza», sottolineano i genitori nel ricorso. Tantomeno «sono stati tenuti presenti e ridotti i suoi disagi
relazionali ed emozionali». In altre parole, non è stato garantito il diritto all’istruzione.
Eppure, gli insegnanti dell’istituto erano a conoscenza dei disturbi della ragazza, che soffriva di un elevato stato di ansia. I verbali del consiglio di classe parlano chiaro. Nell’ottobre del 2010, a pochi giorni dall’inizio delle lezioni, si fa riferimento alla ragazza e ai suoi problemi. Il collegio dei docenti, però, approva comunque una programmazione unica per tutta la classe. A dicembre,
nessun cenno sull’andamento della ragazza. Solo a marzo, a poco più di due mesi dalla fine dell’anno scolastico, si vaglia un piano didattico personalizzato per l’alunna dislessica.
Un provvedimento che, oltre a essere stato adottato con troppo ritardo per poter essere in grado di produrre effetti positivi, si limitava «a giudizi sulla ragazza e a elencare le strategie metodologiche e didattiche e gli strumenti compensativi da adottare». Promesse mai attuate, visto che la ragazza è stata
comunque rimandata. Per di più, quella di S. S. è una bocciatura difficile da spiegare anche pagella alla mano. Nonostante i suoi problemi, ben noti ai docenti, la ragazza a fine anno aveva riportato «la maggioranza di sufficienze» e due sole gravi carenze in greco e matematica.
«Prendiamo atto della sentenza del Tar — fanno sapere ora dall’Istituto che venne fondato a Roma nel 1551 da Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia dei gesuiti —
ma sappiamo di aver agito nel bene della ragazza». Quasi una parafrasi della lettera con la quale la preside nel giugno 2011 informava i genitori della bocciatura della figlia. Una comunicazione, secondo i giudici, troppo generica e non comprensibile, con cui l’istituto privato pregava i familiari della studentessa dislessica «di tenere in considerazione anche ciò che di positivo ne potrà derivare nel processo formativo di vostra figlia».

da La Repubblica del 17-06-2012
Press-IN anno IV / n. 1474

 

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