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Videogiochi,
qualcosa che sino a pochi anni fa potevamo considerare semplicemente
„oggetti“ e ricondurre facilmente al mondo delle “cose da
bambini“, senza dedicarci troppo tempo, qualcosa che abbiamo saputo
tener lontano dagli ambiti della Cultura sino a quando abbiamo
potuto; piú o meno come accaduto per qualsiasi prodotto,
strumento, artefatto, che abbia introdotto un’innovazione
sostanziale nelle pratiche e nei ragionamenti diffusi prima della sua
apparizione. Mentre discutevamo di quanto male rischiassero di fare i
videogiochi, mentre ci dimenticavamo di parlarne in classe per capire
un po’ meglio cosa ne pensassero i diretti interessati, mentre
insomma facevamo trascorrere gli oltre vent’anni che ci separano
dalla prima diffusione massiva dei videogames, questi diventavano
sempre piú sofisticati, si allontanavano progressivamente dal
dominio degli oggetti, diventando veri e propri servizi, complessi
prodotti editoriali, complicate macchine da soldi dove il CD o la
cartuccia rappresentavano solo la punta di un enorme iceberg di
merchandising, fatto di quaderni, giocattoli, persino prodotti
alimentari e tradizionali giochi da tavolo. La scuola non ha
integrato, perlomeno non ancora e con la dovuta attenzione, il
concetto di videogioco come artefatto culturale vero e proprio, come
fenomeno che produce ormai, e giá da anni, piú soldi di
tutta la scena cinematografica hollywoodiana, come qualcosa con cui
fare i conti, che ci piaccia o meno. Invece di dar la colpa alla
scuola, peró, preferiamo tentare la strada delle discussioni e
ricordare, come meglio di chiunque altro faceva giá
quarant’anni or sono Marshall Mc Luhan, che qualsiasi innovazione
rimane “pseudo” sino alla sua completa accettazione e diffusione.
Cosí è stato per la radio, il cinema, la televisione,
cosí sta accadendo per i videogiochi, il Web e la cultura
digitale in genere. Inauguriamo quindi la sezione “videogiochi”
di Tecnologieducative, auspicando che le prossime “pseudo-culture”
che avremo ad incontrare non restino nell’ombra quanto hanno dovuto
fare, e probabilmente faranno ancora per un po’, i videogiochi.
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