RosannaRota
QUARANT’ANNI DOPO LETTERA A UNA PROFESSORESSA.
(venerdì 29 giugno 2007)

In occasione dei quarant’anni dalla pubblicazione di Lettera a una professoressa, si parla tanto di Don Milani, gli si dedicano incontri e convegni... nonostante tutto, molti di noi hanno ancora informazioni vaghe e confuse sulla sua vita e sul suo operato.

Vorrei fornire un modesto contributo alla diffusione delle sue idee con qualche breve riflessione e con brani dei suoi scritti.

 

Chi era Don Milani?

 

Lorenzo Milani nacque nel 1923 a Firenze da famiglia coltissima e benestante. Frequentò le scuole a Milano, dove il padre si era trasferito per motivi di lavoro; dopo il liceo e un breve periodo in cui si dedicò alla pittura, decise di entrare in seminario. Fu ordinato sacerdote nel ’47 e il suo primo incarico fu come cappellano a San Donato di Calenzano, vicino a Prato, dove fondò una scuola serale per gli operai. Fu trasferito nel ‘54 come priore a Barbiana, in Mugello, un paesino sperduto dove fondò la famosa scuola per i figli dei montanari, creando scalpore ed interpretazioni controverse del suo operato. I momenti di maggiore polemica, per Don Milani, furono due: l’episodio della famosa lettera in difesa dell’obiezione di coscienza, che lo portò a doversi difendere in un processo che si concluse con la sua assoluzione, e la pubblicazione della Lettera a una professoressa, testo scritto dai suoi allievi, con la sua “regia”, per denunciare i difetti della scuola pubblica e proporre rimedi che la rendessero più democratica e qualificante. Morì nel 1967 per un tumore, continuando a fare scuola fino all’ultimo, prima da una poltrona e infine dal letto.

 

Come’era la scuola di Don Milani?

 

Ce lo raccontano i suoi stessi allievi, in una lettera che scrissero nel 1963 ai ragazzi di Piadena che avevano la fortuna di avere come maestro Mario Lodi:

 

La nostra scuola è privata.

E’ in due stanze della canonica più due che ci servono da officina.

D’inverno ci stiamo un po’ stretti. Ma da aprile a ottobre facciamo scuola all’aperto e allora il posto non ci manca!

Ora siamo 29. Tre bambine e 26 ragazzi.

Soltanto nove hanno la famiglia nella parrocchia di Barbiana.

Altri cinque vivono ospiti di famiglie di qui perché le loro case sono troppo lontane.

Gli altri quindici sono di altre parrocchie e tornano a casa ogni giorno: chi a piedi, chi in bicicletta, chi in motorino. Qualcuno viene molto da lontano, per es. Luciano cammina nel bosco quasi due ore per venire e altrettanto per tornare.

Il più piccolo di noi ha 11 anni, il più grande 18.

I più piccoli fanno la prima media. Poi c’è una seconda e una terza industriali.

Quelli che hanno finito le industriali studiano altre lingue straniere e disegno meccanico. Le lingue sono: il francese, l’inglese, lo spagnolo e il tedesco. Francuccio che vuol fare il missionario comincia ora anche l’arabo.

L’orario è dalle otto di mattina alle sette e mezzo di sera. C’è solo una breve interruzione per mangiare. La mattina prima delle otto quelli più vicini in genere lavorano in casa loro nella stalla o a spezzare legna.

Non facciamo mai ricreazione e mai nessun gioco.

Quando c’è la neve sciamo un’ora dopo mangiato e d’estate nuotiamo un’ora in una piccola piscina che abbiamo costruito noi.

Queste non le chiamiamo ricreazioni ma materie scolastiche particolarmente appassionanti! Il priore ce le fa imparare solo perché potranno esserci utili nella vita.

I giorni di scuola sono 365 l’anno. 366 negli anni bisestili.

La domenica si distingue dagli altri giorni solo perché prendiamo la messa.

Abbiamo due stanze che chiamiamo officina.

Lì impariamo a lavorare il legno e il ferro e costruiamo tutti gli oggetti che servono per la scuola.

Abbiamo 23 maestri! Perché, esclusi i sette più piccoli, tutti gli altri insegnano a quelli che sono minori di loro.

Il priore insegna solo ai più grandi. Per prendere i diplomi andiamo a fare gli esami come privatisti nelle scuole di stato.

[...]

 

(Lettere di Don Lorenzo Milani priore di Barbiana, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1975, pag. 167 sg.)

 

Si può riprodurre nelle nostre scuole il “miracolo” di Barbiana?

 

Il segreto di Barbiana era “non esportabile” per ammissione dello stesso Priore (Lettera a Giorgio Pecorini, pag. 127 delle Lettere: “…la scuola come io la vorrei non esisterà mai altro che in qualche minuscola parrocchietta di montagna oppure nel piccolo d’una famiglia dove il babbo e la mamma fanno scuola ai loro bambini”). Se continuiamo a parlarne è perché, anche se non possiamo riprodurre completamente quella realtà, abbiamo molto da imparare da essa, in particolare per quanto riguarda la gestione dei rapporti fra le diverse componenti che entrano in gioco nel mondo della scuola: gli studenti, i genitori, gli insegnanti e tutto il personale non docente.

(continua...)

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