Anche quest’anno i ragazzi di quinta sono tornati
all’attacco: vogliono consigli per le “tesine”!
Mi ci vuole tutta la mia ben nota pazienza per non mandarli
a quel paese...
Parlamoci chiaro: ormai lo sanno tutti che le “tesine” d’esame
sono nella maggior parte dei casi frutto di un forsennato copia-incolla sui
siti più gettonati dagli studenti, quelli che forniscono compiti pronti,
appunti, versioni tradotte e, appunto, le “tesine”. Quando non si ricicla di
brutto quella del fratello maggiore, del cugino, dell’amico, del parente di un
parente...
Non voglio certo negare che vi siano lavori veramente ben
fatti, frutto di un reale approfondimento personale, ma la faccenda nel suo
complesso appare seriamente svalutata.
E allora?
Per prima cosa, ho abolito la parola “tesina”. La legge
parla soltanto di approfondimento di un argomento a scelta del candidato, con
possibili collegamenti interdisciplinari. Quindi i ragazzi hanno lasciato
perdere questa terminologia che li porta già di per sé stessa fuori strada, e
parlano di “argomento a scelta” o “approfondimento personale”.
Per seconda cosa, ho ben chiarito che la commissione vuole
soltanto una mappa di una pagina, con una descrizione generale dell’argomento
che il singolo ha scelto di approfondire.
Per terza cosa, ho chiarito il perché di questo
ribaltamento: all’esame c’è soltanto un quarto d’ora per parlare dell’argomento
a scelta del candidato. Se c’è la pretesa di affrontare argomenti di ampio
respiro, è inevitabile restare in superficie. Il senso delle indicazioni di
legge sta invece nell’esatto contrario: all’esame uno studente deve dimostrare
di essere capace di approfondire un argomento e di comprenderne le implicazioni
al di là delle divisioni tra una disciplina e l’altra.