RosannaRota
DICESI MAESTRO
(domenica 27 maggio 2007)

I quarant’anni dalla pubblicazione di Lettera a una professoressa mi hanno costretta a ricordare che, se faccio l’insegnante, è perché quando ero all’università ho letto quel libro.

 

Io (che a quell’epoca ero una Pierina insoddisfatta che studiava cose molto belle senza vederne più, però, l’utilità) ho letto l’appello a Pierino come se fosse rivolto a me. Ricordate?

 

Povero Pierino, mi fai quasi compassione. Il privilegio l’hai pagato caro. Deformato dalla specializzazione, dai libri, dal contatto con gente tutta eguale. Perché non vieni via?

Lascia l’università, le cariche, i partiti. Mettiti subito a insegnare. La lingua solo e null’altro.

Fai strada ai poveri senza farti strada. Smetti di leggere, sparisci. E’ l’ultima missione della tua classe.

Non tentare di salvare gli amici vecchi. Se gli riparli anche una volta sola sei sempre come prima.

Neanche per la scienza non ti dar pensiero. Basteranno gli avari a coltivarla. Faranno anche le scoperte che servono per noi. Irrigheranno il deserto, caveranno bracioline dal mare, vinceranno malattie.

A te che te ne importa? Non dannarti l’anima e l’amore per cose che andranno avanti anche da sé.

(Lettera a una professoressa, pag. 96 sg).

 

Era probabilmente il ritratto dello stesso Lorenzo Milani, che proveniva da famiglia colta e benestante e scelse di fare il prete e il maestro fra i più poveri, per fare loro strada senza farsi strada, proprio come il libro consiglia a Pierino. Ma le mie insoddisfazioni di allora trovarono di colpo una spiegazione: non era la cultura che mi stava stufando, solo quel considerarla in modo egoistico, come un tesoro da tenere tutto per me in vista di una possibile carriera universitaria.

 

Così decisi di occuparmi di ragazzi. Di fare quel lavoro che mai avrei pensato di poter fare, visto il desolante panorama generale della scuola che mi ritrovavo davanti.

 

Cosa mi convinse più di tutto? Una breve frase:

Il sapere serve solo per darlo. “Dicesi maestro chi non ha nessun interesse culturale quando è solo”.

(Lettera a una professoressa, pag. 110).

 

Questa frase è diventata uno dei miei motti preferiti.

La gioia del sapere me l’hanno ridata, in effetti, quei ragazzi con cui la condivido. Preparare un’attività, un approfondimento, dei materiali per loro mi consente di arricchire continuamente la mia preparazione con un ben preciso scopo: quello di aiutare qualcun altro ad elevarsi, grazie ai miei interessi culturali, coltivati per rispondere alle curiosità ed ai bisogni educativi dei miei studenti.

Loro lo sentono, spesso, tutto questo, e in molti mi ripagano fiorendo in modi splendidi, che mi riempiono di orgoglio.

In molti, ma non tutti, è vero, potrebbe dire qualche pignolo. Ma il mio obiettivo è insegnare, gente, mica fare miracoli!

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