I quarant’anni dalla pubblicazione di Lettera a una professoressa mi hanno costretta a ricordare che, se
faccio l’insegnante, è perché quando ero all’università ho letto quel libro.
Io (che a quell’epoca ero una Pierina insoddisfatta che
studiava cose molto belle senza vederne più, però, l’utilità) ho letto
l’appello a Pierino come se fosse rivolto a me. Ricordate?
Povero Pierino, mi fai
quasi compassione. Il privilegio l’hai pagato caro. Deformato dalla
specializzazione, dai libri, dal contatto con gente tutta eguale. Perché non
vieni via?
Lascia l’università,
le cariche, i partiti. Mettiti subito a insegnare. La lingua solo e null’altro.
Fai strada ai poveri
senza farti strada. Smetti di leggere, sparisci. E’ l’ultima missione della tua
classe.
Non tentare di salvare
gli amici vecchi. Se gli riparli anche una volta sola sei sempre come prima.
Neanche per la scienza
non ti dar pensiero. Basteranno gli avari a coltivarla. Faranno anche le
scoperte che servono per noi. Irrigheranno il deserto, caveranno bracioline dal
mare, vinceranno malattie.
A te che te ne
importa? Non dannarti l’anima e l’amore per cose che andranno avanti anche da sé.
(Lettera a una
professoressa, pag. 96 sg).
Era probabilmente il ritratto dello stesso Lorenzo Milani, che
proveniva da famiglia colta e benestante e scelse di fare il prete e il maestro
fra i più poveri, per fare loro strada senza farsi strada, proprio come il
libro consiglia a Pierino. Ma le mie insoddisfazioni di allora trovarono di
colpo una spiegazione: non era la cultura che mi stava stufando, solo quel
considerarla in modo egoistico, come un tesoro da tenere tutto per me in vista
di una possibile carriera universitaria.
Così decisi di occuparmi di ragazzi. Di fare quel lavoro che
mai avrei pensato di poter fare, visto il desolante panorama generale della
scuola che mi ritrovavo davanti.
Cosa mi convinse più di tutto? Una breve frase:
Il sapere serve solo
per darlo. “Dicesi maestro chi non ha nessun interesse culturale quando è
solo”.
(Lettera a una
professoressa, pag. 110).
Questa frase è diventata uno dei miei motti preferiti.
La gioia del sapere me l’hanno ridata, in effetti, quei
ragazzi con cui la condivido. Preparare un’attività, un approfondimento, dei
materiali per loro mi consente di arricchire continuamente la mia preparazione con
un ben preciso scopo: quello di aiutare qualcun altro ad elevarsi, grazie ai
miei interessi culturali, coltivati per rispondere alle curiosità ed ai bisogni
educativi dei miei studenti.
Loro lo sentono, spesso, tutto questo, e in molti mi
ripagano fiorendo in modi splendidi, che mi riempiono di orgoglio.
In molti, ma non tutti, è vero, potrebbe dire qualche
pignolo. Ma il mio obiettivo è insegnare, gente, mica fare miracoli!