L’utilizzo del computer nella didattica e nella formazione è andato modificandosi nel corso degli anni che vanno dalla sua nascita e diffusione fino ai giorni nostri. In particolare il ruolo di questo strumento si è andato delineandosi solo dopo diverse sperimentazioni che hanno indotto soprattutto gli insegnanti a capire come sfruttare al meglio le sue risorse. Sintetizzando si possono riconoscere tre fasi di sviluppo (senza che ciascuna fase implichi l'azzeramento delle fasi precedenti).
La prima, collocabile agli inizi degli anni '80, molto marcata specialmente negli USA, è stata prevalentemente condizionata dai modelli teorici mutuati dal comportamentismo (skinneriano) e dall'istruzione programmata, ed ha prodotto i primi programmi didattici assistiti da computer (Computer Assisted Instruction, tutorials, drill & practice, ecc.). I concetti caratterizzanti si possono così sintetizzare: una conoscenza complessa è riducibile in particelle analitiche e conseguibile dalla progressiva acquisizione dei singoli elementi; il sistema deve avere il controllo del processo didattico (attraverso il feed-back), il computer agisce di fatto come sostituto dell’insegnante (tutor).
La seconda fase (anni ‘80), si è caratterizzata per l'ingresso, dapprima negli uffici, e poi nelle scuole, degli ambienti per la produttività personale (ambienti general purpose, come i word processor, i database, i fogli elettronici ecc..); il computer è inteso come utensile cognitivo che si integra con le funzioni interne della mente (computer tool)
La terza fase (a partire dagli anni 90'), considera il computer come tutee. Questo particolare utilizzo deriva dalla constatazione che “programmando s’impara”, tuttavia la programmazione richiede una conoscenza specifica dei linguaggi informatici la quale, proprio per la sua difficoltà, deve essere “aggirata” in modo da allargare la possibilità di apprendere facendo eseguire istruzioni al Pc a un numero maggiore di discenti. Per questo sono nati i cosiddetti “sistemi autore”: particolari software che permettono di programmare senza conoscere alcun linguaggio informatico grazie alla possibilità di “spiegare” al computer ciò che si vuole creare, non tramite comandi in codice, ma attraverso comandi (spesso di tipo grafico) immediati e facili da comprendere senza la necessità di studiare un linguaggio di programmazione. Dagli anni '90 inoltre si sviluppano fortemente la comunicazione ipermediale e la collaborazione a distanza (Internet) con forte risalto a funzioni quali il peer tutoring ed il mentoring telematico. Il sostegno teorico di questa fase è indubbiamente costruttivismo sociale: la conoscenza è vista come prodotto di una costruzione attiva dei soggetti, ma non in astratto, bensì situata, ancorata in esperienze concrete, negoziata socialmente.
Lo sviluppo del software didattico si è accompagnato negli ultimi trent'anni ad un generale cambiamento di filosofia: si è passati da un approccio tecnocentrico, basato sul curricolo, sull'insegnamento, sulla esaustività della macchina, ad un approccio antropocentrico, basato sulla costruzione attiva delle conoscenze, sull'integrazione dello specifico software nel contesto di apprendimento, sulla collaborazione uomo-macchina: i modelli didattici principali legati al paradigma costruttivistico vanno oggi sotto il nome di communities of learning, learning circles, ambienti di apprendistato cognitivo.
Oggi il computer nel processo di apprendimento viene inserito in diversi modi che corrispondono spesso a queste tre modalità (tutor, tool e tutee, come chiamate da Taylor negli anni '80) che si fondano sul ruolo prevalente assegnato al mezzo informatico. Anche la prima delle modalità descritte trova spazio in alcune forme (non “totalitari” = sostituzione completa dell’insegnante) quale quella “tutoriale” che consiste nella trasmissione di informazioni ed esercizi di verifica in un ventaglio di itinerari predeterminati, o quella di “simulazione” che consente di riprodurre situazioni reali scegliendo e modificando le condizioni di svolgimento della situazione simulata. Il software, tuttavia, non può in nessun caso prescindere da un insegnante che lo consigli in base agli obiettivi didattici e al contesto di utilizzo. Senza considerazioni pedagogiche il rischio è quello di sostituire completamente il Pc all’educatore elevandolo al ruolo di unico tutor. Il risultato sarebbe un totale fallimento – come hanno mostrato le sperimentazioni del passato – proprio per la pretesa di ignorare in tutto e per tutto l’imprescindibile ruolo didattico-educativo dell’insegnante.
Riferimenti
Tylor R.P., The computer in the school: tutor, tool, tutee, Teacher College Press, New York, 1980.